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Parroco
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L'autorità del parroco è dipendente da quella del vescovo, per realizzare gli orientamenti che questi propone alla sua mwdadiocesi. Quando un parroco detiene una qualche mwdqgiurisdizione sulle parrocchie limitrofe, riunite in mwdgunità pastorali, mwdwforanie, mweavicariati o mweqdecanati, o presiede un mwegcapitolo mwewcanonico, prende il titolo di moderatore, mwfqvicario, mwfgprevosto, mwfwarciprete o mwgadecano. Gli stessi titoli possono essere spesso attribuiti anche per ragioni onorifiche.
Contents
• Note
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Storia e significato del nome
Il termine viene dal greco antico πάροχος (mwiqpàrochos), derivante dal verbo παρέχω (mwigparécho, "io somministro"), e si riferiva a colui che, per incarico dello stato, forniva vitto e alloggio ai pubblici funzionari di passaggio. Successivamente il termine è stato reinterpretato secondo mwiwparrocchia, da cui differisce tuttavia per etimologia.cite-ref-1[1]
La figura del parroco nasce contestualmente alla parrocchia, nel momento in cui con l'espansione delle comunità cristiane la mwkqcattedrale non poteva più soddisfare compiutamente alle necessità dei fedeli. Per questo motivo, e per il fatto che molti mwkgcristiani vivevano lontano dalla cattedrale, si rese necessario aprire luoghi di culto decentrati, che il vescovo affidava alla cura pastorale di un presbitero.
Viene appellato col prefisso “mwladon” davanti al nome.
Diritto canonico
Nella mwlwChiesa cattolica latina il ministero dei parroci è regolato dal mwmacodice di diritto canonico ai canoni 515-552.
Il can. 519 situa il ministero del parroco nel contesto della vita ecclesiale:
«Il parroco è il
pastore
proprio della parrocchia affidatagli, esercitando la cura pastorale di quella comunità sotto l'autorità del Vescovo diocesano, con il quale è chiamato a partecipare al ministero di
Cristo
, per compiere al servizio della
comunità
le funzioni di insegnare, santificare e governare, anche con la collaborazione di altri presbiteri o
diaconi
e con l'apporto dei fedeli
laici
, a norma del
diritto
.»
In base al can. 522:
«È opportuno che il parroco goda di stabilità, perciò venga nominato a tempo indeterminato; il Vescovo diocesano può nominarlo a tempo determinato solamente se ciò fu ammesso per decreto dalla conferenza dei Vescovi.»
In Italia la mwngConferenza episcopale ha disposto che, quando la nomina viene fatta a tempo, abbia la durata di nove anni.cite-ref-2[2]
La giurisprudenza ecclesiastica prevedeva anticamente il diritto di mwpagiuspatronato. Tale diritto, non previsto a partire dall'attuale codice del mwpq1983, è tuttavia ancora rimasto in vigore in alcune parrocchie e prevede la possibilità per una famiglia ("giuspatronato privato") o per la comunità intera ("giuspatronato popolare") di scegliere il proprio pastore. È sempre meno diffuso, ma resiste in alcuni luoghi quello popolare da un punto di vista formale, dove la mwpgnomina del vescovo deve essere ratificata da associazioni o raramente da elezioni. Spesso il tentativo della mwpwChiesa non riesce a terminare questo istituto, che viene difeso come legame con le tradizioni di una comunità più che per questioni di reale potere. In alcune parrocchie esiste ancora anche il giuspatronato privato. Dove l'istituto ancora esiste, riguarda solo l'incarico di parroco titolare e non quello di mwqaamministratore parrocchiale, motivo per cui spesso il vescovo nomina un amministratore e non un parroco a pieno titolo.
Il parroco può essere assistito nelle sue funzioni da altri presbiteri (mwqgvicario parrocchiale), diaconi e fedeli laici. Quando una o più parrocchie sono affidate dal vescovo alla mwqwcura pastorale di un gruppo di sacerdoti, il vescovo nomina un parroco moderatore che dirige l'attività degli altri parroci e risponde davanti al vescovo (can. 517).
Dopo la presa di possesso, come il mwrgvescovo, esercita nella parrocchia i mwrwtria munera Christi: ha il dovere di insegnare, santificare e governare. In particolare, ha l'obbligo di celebrare la mwsaMessa nelle domeniche e feste di precetto, di amministrare i sacramenti, guidare le mwsqprocessioni, impartire la mwsgbenedizione apostolica e le mwswbenedizioni solenni fuori dalla chiesa (can. 530).
Ha l'obbligo di risiedere vicino alle chiese, salvo dispensa dell'ordinario diocesano, ad esempio perché appartiene ad un mwtqordine religioso, un mwtgistituto secolare o una mwtwsocietà di vita apostolica o comunque risiede insieme ad altri presbiteri (can 533).
In tutti i mwuqnegozi egli è il mwugrappresentante legale della parrocchia, la quale gode di mwuwpersonalità giuridica; ha il compito di curare la diligente amministrazione dei beni ecclesiastici (can. 532), la disponibilità di un sigillo parrocchiale e la tenuta dei mwvalibri parrocchiali e del loro archivio o mwvqtabularium (can. 535).
Ha diritto a un mese di ferie all'anno, anche non continuative, oltre ai periodi per i mwvwritiri spirituali da comunicarsi al vescovo (can. 533 § 2).
Le offerte sono normalmente devolute al fondo parrocchiale, salvo diversa espressa indicazione dell'offerente (can .531). Se la parrocchia è affidata ad un mwwqistituto secolare o ad una società di vita apostolica, l'attività, le persone impiegate e gli aspetti economici sono regolati da una mwwgconvenzione fra quest'ultima e il vescovo (can. 520 § 2).
Chiese evangeliche
In alcune mwxqchiese evangeliche di mwxglingua italiana (ad esempio la chiesa evangelica riformata della mwxwVal Bregaglia), lo stesso mwyapastore protestante è pure chiamato "parroco".
Note
cite-note-11. ↑ mwzwmwaamwaqParroco in Vocabolario Treccani, su mwagtreccani.it.
cite-note-22. ↑ Delibere della CEI n. 5, 23 dicembre 1983, e n. 17, 6 settembre 1984, in: mwbgConferenza Episcopale Italiana, mwbwDiritto canonico complementare, p. 13.
Voci correlate
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